Abbiamo letto con attenzione la vostra lettera e sentiamo la necessità, essendo accomunati da una vicinanza generazionale, di rispondere alle questioni che sollevate.
Siamo consapevoli della fase delicata che la Calabria e l’Italia stanno attraversando. L’assenza di politiche precise che rispondessero adeguatamente ai bisogni e alle urgenze dei cittadini hannogenerato, negli ultimi anni, un progressivo allontanamento di intere generazioni dall’impegno politico pubblico. Ciò è avvenuto nel panorama nazionale così come a livello locale. Dopo gli anni in cui le destre al governo della Città hanno generato una situazione drammatica ci aspettavamo una inversione di rotta radicale. Non soltanto nelle politiche e negli interventi amministrativi, ma soprattutto sul piano culturale, per una riconnessione sentimentale con una città che è, invece, sempre più sfilacciata, disgregata, priva di identità e prospettive di futuro.
La condizione economica di Reggio non può continuare ad essere un alibi: molte città vivono analoga situazione, ma alcune di esse – Napoli è una tra queste – hanno dimostrato che, se nel tempo si costruisce una comunità, i cittadini stessi diventano parte attiva, motore del cambiamento.Bisogna però essere capaci di parlare alla città senza alcuna spocchia e autoreferenzialità, piuttosto con sincerità ed empatia. Don Milani diceva “I care”: quindi “Mi sta a cuore”, “Me ne prendo cura”, mi interessa delle sorti dell’altro e delle sorti della comunità. Questa frase, che si opponeva politicamente al “me ne frego” fascista, campeggiava all’ingresso della Scuola di Barbiana e indicava proprio il ruolo educativo che anche la scuola doveva svolgere.
Riteniamo che a prendersi cura di una Città debbano essere i suoi cittadini, compresi quelli che amministrano la cosa pubblica: ricucire un tessuto sociale, curare le relazioni tra le persone, chiedere loro aiuto e offrirne, essere sinceri e autentici, impegnarsi per il bene comune con senso della misura. Tutto questo NOI lo abbiamo trovato prima dentro le nostre esperienze di vita associativa, di lavoro e di volontariato, dalle quali molti di noi provengono, compiute in Italia così come all'estero. Poi, da un anno a questa parte, finalmente abbiamo dato a queste esperienze una dimensione politica che è quella del Collettivo “La Strada”, guidato egregiamente proprio da Saverio Pazzano.
Un’esperienza, questa, che non vuole semplicemente essere “ciò che è a sinistra del Pd”. Il nostro non è un tentativo minoritario o di semplice testimonianza. I nostri avversari sono le destre e, anche allorquando voi ci chiamate al disimpegno, noi rispondiamo con le parole e il messaggio di Don Milani: siamo impegnati perché ci interessa, ci riguarda, e sortire dai problemi insieme significa fare politica. Noi, con Saverio Pazzano, stiamo facendo politica per la nostra Città. Agitare lo spettro delle destre che avanzerebbero è un ulteriore, facile alibi che, come anche lo scenario nazionale dimostra, ha generato solo abbandono, sfilacciamento, senso di smarrimento, instabilità e quindi malgoverno. Le destre avanzano se trovano il vuoto politico: noi quel vuoto lo stiamo riempiendo.
Crediamofermamente nella Costituzione, non arretriamo di un metro sulla lotta alla ’ndranghetae siamo profondamente antifascisti.Attorno a questi tre capisaldi abbiamo invitato tutte e tutti al dialogo per la costruzione di un nuovo programma per Reggio. Ritenetevi invitati, quindi.
A tutte le cose che elencate in forma di domanda, forse perché non ne siete voi stessi convinti, risponde l’evidenza dei fatti. La nostra città è sempre più povera e vuota, intere generazioni fuggono da qui perché manca qualsiasi briciolo di spazio e vitalità culturale prima che opportunità lavorative.
Maria Passalia per il gruppo giovani del Collettivo “La Strada”
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