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Sabato, 15 Agosto 2026 ore
13-05-2017 22:53 Ethos scrive al sindaco di Reggio Calabria

Egregio sig. Sindaco,

tutti noi cittadini di Reggio sappiamo che le ragioni per cui stiamo pagando i tributi comunali al massimo previsto dalla legge sono state causate da un situazione di pre-dissesto finanziario di fatto esistente e generato dalla precedente classe dirigente comunale. Sappiamo anche che per tentare di uscire da tale situazione, il Comune, piuttosto che dichiarare il dissesto, le cui conseguenze per i cittadini si sviluppano in periodo massimo di cinque anni, ha chiesto ed ottenuto l’accesso al c.d. Fondo di Rotazione. Sappiamo anche che il conseguente piano di rientro elaborato dal Comune per restituire quanto avuto in prestito, prevedeva inizialmente un periodo di tempo di dieci anni, mentre attualmente è stata prevista per tutti i Comuni la possibilità di estendere la durata a trent’anni, con conseguente adeguamento di tutti i parametri, previa specifica istanza entro il 31 marzo di quest’anno. Sappiamo, vivendola quotidianamente, l’incredibile realtà di Reggio. Purtuttavia, a tale riguardo, c’è una questione poco chiara, che non riusciamo a comprenderne e che ci auguriamo Lei possa spiegare. Visto che sempre la medesima fonte normativa demanda al Sindaco ed al Consiglio Comunale la facoltà (non l’obbligatorietà) di elevare al massimo le aliquote comunali per favorire il rientro dal debito; considerato che tutti i Comuni che hanno avuto accesso al Fondo di Rotazione possono adeguare il piano di rientro ad un periodo non più di dieci anni, ma di trenta, previa semplice istanza, per quale ragione non ha ancora provveduto a ridurre le aliquote dei tributi comunali? Il senso di questa domanda, che può anche ritenere polemica se gradisce, è dettato dalla reale possibilità per tutti i residenti del Comune di Reggio Calabria di poter pagare meno tasse comunali: se una somma deve essere restituita in dieci, la rata periodica è di un certo importo; se la stessa somma deve essere restituita in trent’anni, la rata periodica si riduce del 66,66%. Lei sa perfettamente che l’innalzamento delle aliquote comunali al massimo non è un obbligo, ma una facoltà per i Comuni che accedono al Fondo di Rotazione. Altri sono gli obblighi previsti, ossia: la riduzione misurata delle spese per il personale, la riduzione misurata per i servizi ed i trasferimenti, ed infine il blocco dell’indebitamento. In altre parole, applicando quello che la legge prevede, cioè agendo sulla spesa e sull’indebitamento, vigilando affinché questo avvenga senza irregolarità e sfruttando a pieno i trent’anni concessi, sarà possibile ridurre sensibilmente i tributi comunali (favorendone anche il pagamento) ed i tempi di rientro saranno rispettati. È chiaro che scelte di tal genere precludono competenza e capacità politiche significative, che prevedono ed impongono l’abbandono dei ben noti metodi clientelari fino ad oggi posti a base dei scelte effettuate proprio sulla spesa (vedasi assunzioni di amici e parenti) e l’indebitamento (vedasi feste e festini). In attesa di un suo cortese cenno di risposta, l’occasione è gradita per porgerLe distinti saluti.

Il Presidente Giovanni Sergi

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