
Cominciamo dalla fine. Mancavano meno di dieci minuti, allorquando volava in cielo Ricciardo, attaccante rendese, che sovrastava il pur valido Mezzavilla, neo difensore reggino e, depositava in rete. Può succedere!!! Ma non reagire ci è sembrato il completamento di un suicidio. Anzi, i cosentini potevano rendere ancora più bugiardo il risultato, ma, ha dimostrazione che erano più increduli che consapevoli, hanno fallito anche la massima delle punizioni.
I ragazzi di mister Maurizi, che avevano ben impressionato per 80 minuti, hanno dovuto ammainare bandiera e lasciare il piccolo Lorenzon, con la coda in mezzo alle gambe. Eppure potevamo essere qua a raccontarvi di una vittoria della Reggina, visto che ce ne erano tutti i presupposti ed elogiare i “boys amaranto”, invece… siamo qua a recriminare e con rabbia, per la sconfitta.
E’ chiaro che un’analisi occorre pur cercare di farla. Abbiamo visto note positive a centrocampo, con De Francesco in continua evoluzione e Marino che giocava a testa alta, disegnando buone geometrie. Il neo amaranto è stato poi sostituito ed è calato il buio.
Buona la prova di Tulissi, un uomo che è capace di cambiare il passo e rendere l’attacco imprevedibile.
Conferma tra i pali per Cucchietti, inamovibile.
Ma davanti al portiere non abbiamo visto una difesa all’altezza, soprattutto nelle ripartenze avversarie. Mister Maurizi dovrà lavorarci tanto per evitare di essere sorpresi in contropiede.
A centrocampo lo stesso tecnico reggino, non è riuscito a trovare un argine contro Gigliotti, che aveva un passo veloce e riusciva facilmente a raggirare le linee difensive.
Da rivalutare la posizione di Porcino, che non ci è parso a suo agio e poco brillante. In pratica la brutta copia dell’intraprendenza dello scorso anno.
Parlare dell’attacco ci pare superfluo, e per la precisione discutere di Sciamanna e come sparare sulla Croce Rossa. Ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare, anche il “facile facile”. E’ chiaro che gran parte di questa sconfitta di Rende è da addebitarsi alle sua mira sbilenca, ma, è pur vero che neanche altri hanno avuto la precisione di depositare la palla in rete. Forse sarebbe stato opportuno sostituirlo, visto che man mano si stava spegnendo, ma il mister ha deciso di lasciarlo in campo. Rispettiamo la decisione ma non la condividiamo.
Ora occorre memorizzare ciò che si è visto e lavorare su tutti i fronti, senza farne una tragedia ma convinti di avere ancora dei margini di miglioramento.
Sabato prossimo bussa alle porte il Catanzaro, già sconfitto in Coppa. Le aquile scenderanno a Reggio per vendicare la sconfitta subita e forti della vittoria casalinga all’esordio in campionato.
Ma per questa sfida c’è ancora una settimana per parlarne.
Gianni Agostino