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Sabato, 3 Ottobre 2026 ore
03-10-2026 10:32 Custodiamo le nostre radici: Perché la processione della Vara non è una sfilata civile
Custodiamo le nostre radici: Perché la processione della Vara non è una sfilata civile

La proposta apparsa sulla Gazzetta del Sud il 10 settembre u.s. di trasformare la secolare “processione della Madonna della Consolazione” in una sfilata dedicata alla “pace nel mondo”, pur animata da intenzioni nobili, non sembra esserestrettamente connessa alla natura religiosa e storica dell’evento.

La processione infatti non è un corteo civile né un contenitore simbolico da reinterpretare: è un atto di fede che affonda le sue radici nella storia della nostra città e nella devozione mariana del popolo reggino.

La pace invece è un valore universale, condiviso da credenti e non credenti e, proprio per questo si solleva un interrogativo: come dovrebbero partecipare i non credenti ad una sfilata per la pace inserita in un contesto religioso? Con quali simboli, striscioni o bandiere? 

La processione della Madonna della Consolazione ha un linguaggio ben preciso: Il Quadro, la Vara, le preghiere, la devozione. Una sfilata civile ne richiederebbe altri, completamente diversi. Mescolare questi due aspetti rischierebbe di generare confusione e di snaturare entrambi.

E’ bene ricordare   che la prima discesa del Quadro risale alla peste del 1576, quando la Vergine apparve al frate converso dell’Eremo, Antonino Tripodi, annunciando la fine dell’epidemia. In quel tempo il popolo devoto a Maria, come gesto di ringraziamento, si recò all’Eremo, nonostante i divieti imposti dalle Autorità, e portò in processione il Quadro in Cattedrale. Da allora, la discesa della Madonna della Consolazione è rimasta un rito, espressione di profonda fede e non una semplice manifestazione civile. 

Per questo, qualsiasi tentativo di trasformare la processione della Madonna della Consolazione in una semplice sfilata per la pace, pur lodevole nelle intenzioni, finirebbe per alterarne il significato originario. La pace è e deve essere promossa attraverso iniziative civili autonome senza sovrapporsi ad un rito religioso che appartiene alla storia, alla spiritualità e all’identità del nostro popolo reggino.

Si può e si deve pregare per la pace, come la nostra Chiesa fa da sempre, senza bisogno di piegare una devozione secolare ad uno slogan di facciata.

Custodiamo le nostre radici!

 

                                                            Ilario De Marco

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